dal sito IncrediBOL! L’innovazione creativa di Bologna

Abbiamo approfittato del loro nuovo progetto per fare quattro chiacchere con il team di un ex vincitore Incredibol; MuseOn. La startup , che opera da anni nel settore della fruizione digitale del patrimonio culturale, si è recentemente classificata al secondo posto al Premio Cambiamenti promosso dalla CNA Emilia Romagna.
Abbiamo discusso delle loro idee e di quali possano essere gli sviluppi futuri del comparto.

Avreste mai pensato che quello delle visite virtuali potesse essere un giorno l’unico modo possibile per visitare i musei?
No, applicando il nostro brevetto ai Beni Culturali, volevamo aiutare guide, gestori e ricercatori nel trasmettere al pubblico quel che non si coglie al primo sguardo, mentre ora la nostra interfaccia è l’unica cosa che è possibile vedere durante la visita.

Quali pensate che siano i punti di forza di MuseOn rispetto alle altre piattaforme di questo genere?
Abbiamo dimostrato che le App Culturali possono funzionare, registrando 5000 nuovi utenti al mese su un singolo museo (GdI – Milano). Per far ciò Bisognava risolvere tre questioni: consumo di memoria, di batteria, e accessibilità senza una connessione internet. Con i nostri microserver plug&play brevettati ce la abbiamo fatta. Il tempo di preparazione dell’app è ridotto a 38 secondi, parametro molto importante per non fare “scappare” l’utente. Altro aspetto fondamentale è il fatto che museOn racchiude al suo interno tutti i musei con i quali collaboriamo, incentivando la loro visita. Siamo la sola App che possa affiancare le audioguide con questi ritorni in termini di engagement, o che possa sostituirle sin che il COVID-19 ci perseguiterà.

Immagino che i risultati non siano tardati ad arrivare.
No, ad oggi la nostra community conta 240.000 utenti, siamo i primi in Europa.

Come si struttura solitamente la costruzione di un tour virtuale?
Abbiamo un’interfaccia software molto semplice, che lavora offline e che crea i pacchetti di dati da caricare sul nostro dispositivo brevettato. Non appena un visitatore giunge in loco l’App si sincronizza in modo sicuro, senza usare internet e la visita ha inizio. La grafica dell’App è così semplice e completa che il 95% delle recensioni è a 5 stelle e, con una community che supera i 240.000 utenti, abbiamo ricevuto solo 15 richieste di aiuto in un anno!

Come state operando durante questa emergenza?
Per far fronte all’emergenza, invece, abbiamo creato una versione “tradizionale” del nostro sistema, connessa a internet, che tutti possono usare “a casa”  e che ogni museo può sfruttare gratuitamente se si attiverà entro il 31 maggio (https://covid.museon.it). Ieri, 6 aprile, quasi 92.000 persone hanno sfruttato MuseOn per visitare i musei che hanno virtualizzato grazie a questa offerta.

E per quanto riguarda la riapertura dei musei? Che cosa succederà?
Sì, stiamo già testando 3 funzioni risolutive per permettere una rapida riapertura dei Luoghi della Cultura in sicurezza: 1) apertura automatica di porte e tornelli; 2) messaggi in-App (vibrazioni, notifiche, audio) che aiuti gli utenti a tenere il giusto distanziamento sociale (i famosi 2 m di distanza); 3) l’interfaccia con il DB Europeo PEPP-PT per avvisare in tempo reale gli operatori museali qualora accedano persone ad alto rischio di contagio attivo e passivo. Queste linee guida saranno adottate a livello europeo.

Come si pone la città di Bologna nei confronti della digitalizzazione?
L’ Istituzione Musei del Comune di Bologna ha scelto di affidarsi a noi per quanto riguarda la fruizione virtuale del suo patrimonio. Questo fa di Bologna una parte importante del nostro progetto.

Con quali altri musei attualmente collaborate? 

Consorzio Residenze Reali Sabaude, La Venaria Reale; Intesa Sanpaolo Innovation Center e Direzione Cultura e Beni Storici, Gallerie d’Italia; Comuni di Barge, di Monastero Bormida; Fondazione Palazzo BLU Pisa; Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna; Curia Arcivescovile di Ferrara e Capitolo della Cattedrale Metropolitana di Bologna (siti di sviluppo della tecnologia brevettata); Capitolo della Cattedrale Metropolitana di Ferrara.

Secondo la vostra opinione come si evolverà il rapporto fra patrimonio museale e strumenti digitali?

Sin ora la digitalizzazione è stata un costo, gravoso, che ha bloccato lo sviluppo di buoni contenuti e sottratto lavoro ai professionisti del settore.

Ora siamo al bivio: o avremo l’intelligenza di adottare soluzioni sostenibili, oppure correremo un grande rischio. La digitalizzazione dell’intero patrimonio artistico italiano non può essere svolta in maniera acritica basandosi su piattaforme gestite dalle grandi aziende del web. Questo modo di operare ci rende vulnerabili a possibili sfruttamenti che questi ultimi potrebbero mettere in pratica nei confronti della nostra ricchezza. Occorre disegnare un sistema in grado di salvaguardare la nostra cultura non affidandola a soggetti di cui non abbiamo  certezza circa le loro intenzioni. La grande sfida per il nostro paese sarà questa. Questo è già avvenuto in altri ambiti della digitalizzazione, non commettiamo lo stesso errore con la cultura.

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